Introduzione
Ho notato che esistono due tipi di arti marziali.Il primo tipo sono quelle arti marziali che si concentrano molto su principi e regole generiche per creare una filosofia del combattimento specifica per quell’arte. Esempi di questo tipo di arti marziali sono il wing chun, l’aikido, il judo, il tai chi.
E’ un tipo di insegnamento molto diffuso nelle arti marziali orientali, e perpetrato da film di arti marziali degli anni ‘70 e ‘80. In essi è infatti facile vedere un allievo istruito da un maestro severo ma saggio che snocciola frasi di saggezza mentre lo fa volare da una parte all’altra dell’area di combattimento.
Il secondo tipo sono invece quelle che si concentrano sulle tecniche. Questo tipo di arte marziale è più facilmente osservabile nell’occidente. In particolare nei sistemi militari, in cui i soldati sono costretti a ripetere i “drill”, ovvero esecitazioni focalizzate, per ore e ore finché non diventano seconda natura. Ma anche negli sport di combattimento si pone una grande importanza sulle tecniche (jab, cross, montante, gancio, senza parlare dei calci). Esempi di questo tipo di “stile” si trovano ad esempio nel krav maga e in sport di combattimento come la boxe e il brazilian ju jitsu.
Entrambi i sistemi hanno i loro vantaggi e svantaggi, e per questo motivo è difficile trovare discipline che si concentrano totalmente sull’unao sull’altra. Anche arti basate molto saldamente su dei principi di stile hanno delle tecniche molto specifiche: nell’aikido, as esempio, si inizia imparando le leve di base, accennando solo a dei principi che nei primi stadi di sviluppo potrebbero essere più una distrazione che altro.
Allo stesso modo, arti basate principalmente sulle tecniche utilizzano principi generici per spiegare alcuni concetti.
E’ importante notare che quindi entrambi gli aspetti sono importanti. Ma perché? Qual è l’importanza di entrambi, e in quali contesti?
Generalizzare significa imparare rapidamente
Se vi dicessi che in generale è importante mantenere le distanze in un combattimento, sono sicuro che non avreste bisogni di farvi spiegare due volte che cosa si intende. Anche se magari può sfuggire il motivo, di sicuro la implementazione risulta essere immediata.In questo caso, la regola di mantenere le distanze è una generalizzazione. E’ molto importante in quanto permette di spiegare velocemente alcuni principi che nello specifico richiederebbero molto lavoro per essere capiti.
Supponiamo ad esempio che volessi spiegarvi come fare per mantenere le distanze facendovi fare un esercizio. Un attaccante cerca di avvicinarsi a voi. Per ogni passo che fa l’avversario, voi fate un passo della stessa distanza nella stessa direzione, in modo da allontanarvi da lui.
Un esercizio molto semplice. Lo studente eseguirebbe questi passi con estrema semplicità, magari sentendosi sicuro di poter mantenere le distanze.
Ora supponiamo di mettere un muro dietro il nostro allievo. Ora il drill che ha praticato finora risulta inutile, in quanto prima o poi finirebbe per sbattere contro il muro. E’ quindi necessario effettuare un altro drill. Stavolta l’allievo impara come eseguire un passo di lato in maniera da mantenere le distanze e allo stesso tempo evitare di rimanere spalle al muro.
L’allievo continua a praticare l’esercizio, sentendosi sicuro di poter evitare qualsiasi ostacolo e riuscire a mantere le distanze con facilità.
Ora supponiamo di mettere un’altro attaccante. In queste condizioni, le due drill già spiegate risultano essere inutili in quanto ci si trova in un ambiente in cui è facile essere fiancheggiati. In queste condizioni le variabili cambiano così tanto (in quanto entrano in gioco le scelte che entrambi gli avversari possono fare) che è impossibile creare drill specifiche per questa condizione. All’effettivo, diventa sparring.
Ci si rende quindi conto dell’importanza di generalizzare. In questo modo, siamo in grado di imparare un concetto complesso (“mantieni le distanze”) senza però necessariamente dover praticare delle drill specifiche. Anche se le drill possono dare un vantaggio tattico in situazioni specifiche, è molto facile che le condizioni si alterino al punto da non essere più utilizzabili. E’ quindi necessario attingere alle proprie capacità di improvvisazione per uscire dal problema, e le generalizzazioni possono essere un principio molto utile da questo punto di vista, dando linee guida piuttosto che frammenti specifici.
Questo significa che è possibile intuire, anche se non lo si è mai praticato, come crearsi un vantaggio in situazioni nuove, cosa che una drill specifica non è in grado di fornire.
Drill significa raffinare
Tuttavia, una eccessiva generalizzazione nella pratica può portare a notevoli problemi.Supponiamo ad esempio di trovarci in una situazione di autodifesa reale. Camminando per strada, un uomo ci attacca. Colti alla sprovvista, è l’istinto a prendere il sopravvento. In quanto non abbiamo integrato il concetto di mantenere le distanze a livello muscolare, la nostra capacità di mantenere le distanze si perde completamente.
Non è raro per gente che subisce attacchi improvvisi dichiarare successivamente che si sono comportati in modo completamente differente da come si sarebbero comportati se avessero avuto il controllo di sè. In un combattimento reale, l’adrenalina prende il sopravvento sulla logica e ci basiamo completamente su reazioni istintuali.
E’ quindi ovvio notare che non è possibile utilizzare una generalizzazione, in un contesto del genere.
Le drill mostrano quindi la loro importanza, da questo punto di vista. Al contrario delle generalizzazioni, che richiedono la nostra attenzione per essere eseguite, le drill avvengono in maniera completamente autonoma. Sono azioni che abbiamo ripetuto centinaia di volte e sono diventate parte della nostra memoria muscolare, e si attivano naturalmente, senza il nostro intervento logico.
L’importanza di tale meccanismo a livello militare è immediata. In contesti di guerra, in cui in ogni momento si può essere sotto attacco, è fondamentale allenare il nostro corpo a reagire senza che la mente cosciente metta i bastoni tra le ruote. Quindi ripetere drill fino al punto di diventare parte del soldato è una fase fondamentale.
E’ quindi ovvio che in contesti sportivi, il concetto di drill è molto più importante che delle generalizzazioni in quanto ci sono condizioni specifiche che risultano essere uguali ogni volta (dimensioni dell’arena, numero di avversari), ed è quindi facile allenarsi in modo da creare memoria muscolare in modo da rispondere a questi stimoli in maniera efficiente e dinamica.
Chiunque utilizzi generalizzazioni per combattere risulterà essere svantaggiato rispetto a qualcuno allenato in specifici tipi di combattimento se le condizioni portano a dover utilizzare quel tipo di skill. Ad esempio, un dilettante di boxe perderà sicuramente contro un campione di boxe, se si incontrano sul ring.
Tuttavia, è importante notare che fuori dal ring, tale vittoria non è poi così scontata. Magari il dilettante è migliore nel grappling, cosa in cui il campione non ha magari mai avuto pratica. Questo significa che se si finisse a contatto, l’uso dei pugni diventerebbe inutile e il dilettante risulterebbe avere, forse paradossalmente, un vantaggio tattico.
Questo mostra sicuramente uno dei grandi problemi degli sport di combattimento in un ambito di autodifesa: essendo allenate a funzionare bene in determinati contesti, trascurano però altri, lasciando quindi dei “buchi” che possono essere dannosi.
Tali buchi nella nostra memoria muscolare non possono essere evitati: considerando il tempo che è necessario per creare anche solo un movimento istintuale, è semplicemente impossibile a meno di non dedicare tutta la propria vita a questo lavoro.
Passare dal generale allo specifico
E’ quindi evidente l’importanza sia delle regole generali, sia di avere drill specifiche per creare reazioni istintive. Una pratica completa deve essere in grado di combinare entrambe in maniera sapiente.E’ ovvio che il combattente ideale ha la reazione istintiva perfetta in ogni condizione. Ma un simile fenomeno di autodifesa è infattibile in un contesto di autodifesa, perché la quantità di variabili che possono cambiare in un contesto reale sono davvero impressionanti.
E’ quindi importante comunque mantenere dei principi generali da seguire, e integrarli piano piano intallandoli istintivamente con delle drill specifiche. Ma come fare?
Abbiamo quindi una regola generale. Vogliamo trasformarla in qualche modo in un drill specifico da impiegare per creare reazioni istintuali. Ecco una lista di processi da seguire per raggiungere questo risultato.
Mente conscia e inconscia
La mente cosciente è una mente lenta ma molto precisa. Utilizzando logica e tattica, siamo in grado di sfruttare a nostro vantaggio molto del nostro ambiente. Tuttavia i suoi tempi di reazione sono molto lenti (dai pochi secondi a qualche minuto), e per questo motivo è fondamentale fare in modo di effettuare qualsiasi tipo di riflessione logica in maniera preventiva.Inoltre, la mente cosciente, per poter fare uso di determinate regole, deve essere in grado di ricordarle nel momento del bisogno. E’ infatti facile che ci si dimentichi di questi concetti fondamentali quando se ne ha più bisogno.
La mente inconscia, al contrario, è una mente che agisce in maniera poco flessibile. Una volta installata una reazione istintiva, il nostro inconscio risponderà allo stesso modo agli stimoli esterni. I tempi sono molto ridotti (frazioni di secondo), ma non sono adattabili alla situazione, e richiedono diversi giorni per essere installate o cambiate con successo.
La memoria istintiva è un tipo di memoria che non si perde mai. Una volta installata una reazione, è molto difficile rimuoverla, a meno di non dedicarcisi costantemente. E’ il motivo per cui non si può dimenticare come si va in bicicletta. Una volta imparata, rimane con te a vita.
Si osserva che quindi le generalizzazioni si indirizzano nello specifico alla mente conscia, i drill invece alla mente inconscia.
Per poter quindi passare da una regola generica a una drill specifica, è importante rimuovere informazioni. E’ necessario lavorare nel contesto più specifico possibile, assicurandosi di semplificare al massimo la quantità di informazioni che lo studente deve assimilare. E’ un pò come dividere il grande boccone della regola generale in tanti piccoli bocconcini facilmente digeribili.
La drill non deve contenere alcun tipo di riflessione logica, se non le più semplici. Deve essere basata su azioni fisiche specifiche e non generalizzazioni (ad esempio, “muovi il piede in questo punto e in questa posizione” piuttosto che “vai qui”).
Per installare con successo una reazione istintiva, sono necessari alcuni elementi: ripetizione, e sonno. Il dormire, la ricerca dimostra, è un aspetto fondamentale nello sviluppare la nostra memoria muscolare.
E’ qunidi necessario ripetere la stessa drill nel corso di vari giorni per assicurarsi una installazione sufficientemente solida.
Una volta che la drill può essere eseguita senza l’attenzione cosciente dello studente, è necessario ripetere la drill quotidianamente per altri 60 giorni. Una volta finiti i 60 giorni, la drill è perfettamente installata nel corpo dello studente, e non sarà mai dimenticata.
Conclusioni
In questo articolo si è analizzata l’importanza di entrambe le generalizzazioni e le drill specifiche, e si è dato un mezzo con cui trasformare tali generalizzazioni in drill specifiche in modo da poterle installare come reazioni istintive.Negli articoli successivi si andrà ad affrontare le lacune fondamentali degli sport di combattimento, come colmarle e come sfruttarle a nostro vantaggio in un contesto reale.
Nessun commento:
Posta un commento